Murescen


 

Murescen, nel dialetto pugliese, in valle d’Itria, sta per “ombra”. Mi piace pensare derivi dalla combinazione di muro e scena.
Muro su cui si disegnano ombre e desideri, come nel mito della caverna di Platone dove gli umani incatenati scambiano per realtà le ombre proiettate sul muro dell’illusione.
Scena, come quella dove ho vissuto i miei primi vent’anni, a Locorotondo, perso nel fatidico e tipico “struscio” serale, preferibilmente festivo.
Scenografia la “villa”, il giardino pubblico, in questo caso rotondo, forma ideale per innescare il loop della ripetizione e dell’alienazione, dove lo sguardo s’incanta e l’azione s’inceppa nel rimando al futuro. La galleria delle foto-struscio qui presentata è invece una fetta dell’attuale via Nardelli, che disegna l’inconfondibile skyline di Locorotondo.
Stessa la forma rotonda, stessa la ripetizione, stessa la sofferenza per l’inseguimento dei desideri frustrati e i brevi attimi felici per quelli realizzati, ma gli uni e gli altri restano … impermanenti.
“Tutto questo passerà”, così racconta l’alternanza di successi e fallimenti di tutte le umane storie.

“Tutto questo passerà”, così disegna l’instancabile ripetizione della “figura perfetta” del cerchio.
Solo la consapevolezza riconoscendo e integrando l’ombra, al di la dell’apparenza della superficie, può portarci fuori dal loop della sofferenza, la cui causa primaria è l’ignoranza.

MARIO LA FORTEZZA


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